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martedì 29 maggio 2012

Brigantaggio postunitario nel Cilento

Cause del brigantaggio postunitario nel Cilento e nel resto del Sud
( Basilicata, Puglia, Campania e Lucania).

In seguito all'unificazione dell'Italia (1860/61) le classi meno abbienti del Sud  a cui Garibaldi aveva promesso la distribuzione delle terre , rimasero deluse.

Vero era che il Risorgimento non si era concluso e - come disse Massimo D'Azeglio- " Fatta l'Italia bisognava fare gli Italiani".

 A dettare legge nel Cilento (come in tutto il Sud) erano i grandi proprietari: duchi, baroni e borghesi che sfruttavano il lavoro di migliaia di bifolchi, di braccianti e di coloni che a stento riuscivano a sopravvivere e che vivevano nella più nera miseria.

Il  nuovo stato  estese alle popolazioni del Sud  le leggi sabaude e quindi un sistema fiscale molto più pesante di quello borbonico ed inoltre impose la coscrizione obbligatoria che toglieva il lavoro di giovani braccia  alle famiglie, peggiorando la situazione.

Si aggiunga a ciò lo sbandamento dell'esercito borbonico in seguito al vuoto di potere lasciato da Francesco II , il desiderio dello stesso re (in esilio a Roma ) di  riacquistare il potere, il risentimento del papa cui i Piemontesi avevano tolto la Romagna, il legame tra la maggior parte dei  nobili e dei borghesi dominanti con i Borbone e con la Chiesa, l'impossibilità per  la povera gente di poter usufruire dei pascoli dei terreni della chiesa e del demanio.

Tutte queste cause ignorate da una nuova classe politica cieca, insensibile ed estranea alle problematiche, alla cultura ed alla lingua del Sud , fecero sì che  nelle campagne meridionali e quindi anche nel Cilento nascesse e proliferasse il brigantaggio, per cui, armati di schioppo, centinaia di lavoratori si diedero alla "macchia" per irbellarsi ai "piemuntisi" o per sfuggire al servizio militare o per ricevere una misera paga  o per motivi religiosi o perché fedeli ai Borbone ecc.

Alcuni capibanda, con un manipolo di poche centinaia di uomini, spesso calavano nei villaggi e nei campi saccheggiando, uccidendo e costringendo una parte della  popolazione inerme a trovarsi tra due "fuochi": l'esercito piemontese da un lato e la prepotenza e violenza dei briganti dall'altra..

Solo qualche brigante, come Giuseppe Tardio di Piaggine, lottava per un ideale politico oltre che per interesse personale, gli altri lo facevano per compiere ogni tipo di furto, vendetta, ritorsione e per mero opportunismo.

Dobbiamo concludere che se la reazione antisabauda poté attecchire e manifestarsi sotto forma di organizzazione brigantesca violenta era perché le popolazioni contadine  avvertivano la necessità di "essere libere, riscattarsi dal bisogno, dalle angherie dei signori...godere di beni materiali ...che l'ingiustizia degli uomini...hanno loro sottratto"

Lo stato sabaudo rispose a questa rivolta non migliorando le condizioni di vita, ma inviando un esercito di centomila uomini che dal 1861 al 1864 represse la guerriglia con prezzi altissimi ((5000 morti, 7000 condannati alla pena di morte o al carcere a vita).
Seguirà una breve storia del brigante Tardio di Piaggine.


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